Teatro e Resistenza. Torna il Festival a Casa Cervi

09 luglio 2019

Tenere viva la memoria della Resistenza attraverso il teatro che prende posizione, indaga, ricorda, racconta, fa i conti con uno dei momenti più significativi della nostra storia collettiva. È quello che fa il Festival Teatrale di Resistenza dell’Istituto Alcide Cervi che lo organizza con la Cooperativa Boorea. La diciottesima edizione, con spettacoli di teatro civile scelti tramite bando, va in scena a Gattatico, negli spazi esterni di Casa Cervi, dal 7 al 25 luglio. Ad attraversare la rassegna, non sono lavori dedicati espressamente alla Resistenza, ma soprattutto opere che focalizzandosi su questioni nodali del presente ne riportano a galla le tensioni, i valori, il senso. Disuguaglianze sociali, anni Settanta, lotte per le conquiste democratiche, vecchi e nuovi nazionalismi, perdita di memoria, lavoro e storie di riscatto sociale sono infatti alcuni dei temi messi in campo, o meglio, in scena. Il programma, aperto il 7 luglio alle 19, giorno dell’Anniversario dei Martiri di Reggio Emilia del 1960, con l’Oratorio II di Resistenza Democratica, esito di un laboratorio teatrale condotto da Adriano Engelbrecht con i cittadini di Brescello, Sorbolo, Parma e Traversetolo, che con parole e suoni hanno raccontato la storia di Giuseppe Di Matteo, bambino ucciso dalla mafia vent’anni fa, attraverso le pagine di Non saremo confusi per sempre di Marco Mancassola. Poi gli spettacoli in concorso: sette in tutto, in scena sempre alle 21.30.

Si è cominciato proprio il 7 con Fontamara, prima opera di Ignazio Silone che racconta la storia dei Fontamaresi, di Berardo Viola e di Elvira, delle condizioni di estrema povertà dei “cafoni” della valle abruzzese del Fucino, mentre l’ombra incombente del fascismo si sposa con gli interessi dei poteri forti. Lo spettacolo, con la drammaturgia di Francesco Niccolini e la regia di Antonio Silvagni è una sorta di “sinfonia di testimonianza” intonata dalle voci di Angie Cabrera, Stefania Evandro, Alberto Santucci, Rita Scognamiglio, Giacomo Vallozza.

Il 10 luglio la Compagnia Animanera presenta invece Figli senza volto con Natascia Curci, diretto da Aldo Cassano: ancora un adattamento teatrale dalla letteratura, stavolta di Come voi, racconto di Ida Farè che racconta gli anni Settanta nella periferia di una città del Nord in cui si nascondono due terroristi in clandestinità, alle prese con i sentimenti contrastanti della scelta della lotta in una società fondata sulle disuguaglianze. L’opera adattata per il teatro da Laura Pozone e Massimiliano Loizzi è invece Dita di Dama, romanzo di Chiara Ingrao ambientato nel 1969, che ripercorre gli anni centrali delle conquiste democratiche legate alla dignità del lavoro. Lo si vedrà in scena, interpretato dalla Pozone, il 13 luglio, serata in cui sarà presente anche la scrittrice.

Per raccontare i nuovi nazionalismi e il razzismo diffuso, Beppe Casales, in scena il 16 luglio con Nazieuropa, ha creato invece un monologo nella forma di una lettera a una figlia, che parte dalla Germania degli anni ’30 e arriva all’Europa di oggi, a ricordare la necessità di tenere gli occhi aperti per scongiurare il ripetersi di una storia tragica. Diverso è il registro di Riccardo Perso presentato il 19 luglio da Ippogrifo Produzioni. Lo spettacolo, realizzato con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Alzheimer Italia-sezione di Verona, diretto da Alberto Rizzi e interpretato da Diego Facciotti e Chiara Mascalzoni, è ispirato infatti al Riccardo III di Shakespeare. Non una messinscena, naturalmente, ma un viaggio in diverse epoche, giocato sull’ipotesi che il re inglese fosse malato di Alzheimer, per seguire una storia d’amore tra due persone che si trovano a fare i conti con la fragilità della mente umana.

Il 21 luglio si ritorna invece al Novecento con ErosAntEros e il loro Vogliamo tutto! Scritto da Agata Tomsic, anche in scena, e diretto da Davide Sacco, che cura anche il disegno musicale, lo spettacolo parla di rivoluzione sociale, creando un collegamento tra le testimonianze raccolte dai protagonisti del ‘68 e le interviste ai giovani attivi nei movimenti di oggi.

L’ultimo spettacolo in concorso, in scena il 23 luglio, è del Teatrodallarmadio, che racconta la storia di Alfonsina Panciavuota, classe 1932, ultima di nove figli e venduta a dicei anni come serva al padrone di una miniera, emblema della fame che nel dopoguerra portava i più disperati a vendere i figli come bestie. L’opera, di e con Fabio Marceddu, con la collaborazione drammaturgica di Francesco Niccolini, l’ideazione scenica e la regia di Antonello Murgia, mostra però come Alfonsina riesca a incrinare l’ingranaggio sociale e a mettere in atto una parabola di riscatto sociale e di coraggio, tutta al femminile.

Il 25 luglio alle 22 l’appuntamento è con la premiazione, ospitata dalla Festa della Storica Pastasciutta Antifascista di Casa Cervi. A giudicare i lavori, per attribuire il Premio Museo Cervi-Teatro Memoria di duemila euro, il secondo premio di mille (a cui si aggiunge un premio del Pubblico) è una giuria presieduta da Maurizio Bercini. Il festival però non finisce qui, perché in programma ci sono anche incontri con le compagnie dopo gli spettacoli, la presentazione dei libri Le figlie dell’epoca. Donne di pace in tempo di guerra (incontri editrice) di Roberta Biagiarelli, e Antonio Gramsci. IL TEATRO LANCIA BOMBE NEI CERVELLI. Articoli, Critiche, Recensioni 1915-1920 (ed. MIMESIS) a cura di Fabio Francione, e altri appuntamenti spettacolari fuori concorso. Il tutto raccontato dalla rubrica Sotto la Grande Quercia. Appunti dal Festival, riflessioni, interviste, approfondimenti, curata da Raffaella Ilari.