Torna Bologna Festival, con esclusive e grandi interpreti

28 gennaio 2019

Due capolavori sinfonico-corali, il “Solomon” di Händel e il “Requiem” di Mozart, spiccano nella 38ª edizione di Bologna Festival che aprirà a marzo con esecuzioni e programmi in esclusiva e ospiterà grandi protagonisti della vita musicale di oggi, tra direttori, solisti e orchestre di fama internazionale.

L’imponente Solomon di Händel, oratorio in tre atti per soli, coro e orchestra, è una produzione realizzata espressamente per Bologna Festival e verrà eseguita da un eccezionale complesso strumentale e vocale tedesco, la Kölner Akademie di Michael Alexander Willens, direttore attento alle prassi esecutive filologicamente informate. Il haendeliano Solomon, concerto inaugurale di questa edizione del Festival, avrà luogo al Teatro Manzoni mercoledì 20 marzo, unica occasione di ascolto in Italia di questo oratorio “imponente nella vigoria dei cori dai forti accenti teatrali in cui si afferma la vicenda biblica di Salomone rivissuta con epica drammaticità”, come precisa Mario Messinis, direttore artistico di Bologna Festival. Accanto ad orchestra e coro sul palcoscenico del Manzoni le voci soliste di Marian Dijkhuizen (Solomon), Bethany Seymour (Queen of Sheba), Hanna Herfurtner (Solomon’s Queen) e Mark Heines (Zadok, servant).

Il Requiem di Mozart (come anche Solomon di Händel) fa parte della rassegna “Grandi Interpreti” e ne forma il cuore: arriverà il 10 maggio (unica data italiana). Ad eseguire il capolavoro mozartiano ci sarà uno dei complessi più apprezzati dalla critica internazionale, Balthasar Neumann Choir & Ensemble. Sul podio Thomas Hengelbrock, direttore tedesco di solida formazione barocca, che collabora stabilmente con l’Orchestre de Paris, con il Teatro Real di Madrid, l’Opéra di Parigi, la Festspielhaus di Baden-Baden e, da quasi vent’anni, anche con il Bologna Festival a cui riserva espressamente questo concerto, arricchito nel programma dalla Missa superba di Johann Caspar Kerll, “cattedrale corale del tardo Seicento”.

Il 31 marzo segna il secondo appuntamento della rassegna Grandi Interpreti: con Arcadi Volodos, pianista che fonde immaginazione e sentimento in una formidabile tecnica esecutiva. Dal suo repertorio, Volodos ha scelto Rachmaninov e Skrjabin, accostandoli a Schubert. Il 14 aprile, evento del tutto eccezionale, un’ospite abituale del Festival, Martha Argerich, si esibirà solisticamente nella seconda Partita di Bach; poi, nella seconda parte del concerto, rientrerà nella dimensione cameristica ed eseguirà il Quintetto per archi e pianoforte op.44 di Schumann insieme al gruppo spagnolo Cuarteto Quiroga. Il 2 maggio è la volta del terzo recital pianistico: con Grigory Sokolov, autentico poeta del pianoforte che propone Beethoven e Brahms (Sonata op.2 n.3 e Nuove Bagatelle op.119), oltre agli intermezzi, le ballate, le rapsodie e le romanze contenute nelle raccolte brahmsiane Klavierstücke op.118 e op.119.

La proposta sinfonica si concentra su due importanti formazioni orchestrali: la Budapest Festival Orchestra, che incarna la grande tradizione mitteleuropea, e la Chamber Orchestra of Europe, nata come orchestra giovanile sotto l’ala di Claudio Abbado e oggi riconosciuta come una delle migliori orchestre del mondo. La versatile Budapest Festival Orchestra arriverà il 22 maggio e, diretta da Iván Fischer, proporrà la Sinfonia “Tragica” di Schubert, due ouverture di Rossini e il Concerto per pianoforte K.453 di Mozart affidato ad un interprete “intimista”, il pianista Emanuel Ax. Un programma certamente inedito, come fa notare Mario Messinis: “Può sembrare strano ascoltare in un concerto tradizionale le ouvertures della Gazza ladra e dell’Italiana in Algeri insieme a Schubert e Mozart, ma in tal modo si mettono in evidenza le forti incidenze viennesi del Tedeschino”. La Chamber Orchestra of Europe, una delle maggiori orchestre europee, arriverà il 30 maggio e, diretta da Antonio Pappano, offrirà al pubblico le trascinanti Danze slave di Dvořák e il wagneriano Idillio di Sigfrido, mentre la grande violinista Janine Jansen presenterà il sensuale Concerto op.35 di Szymanowski.

L’approfondimento culturale del Festival è affidato al ciclo Carteggi musicali. A partire dal 27 febbraio, al Museo della Musica, Carteggi accenderà i riflettori su Debussy, Wagner e Mozart: attraverso letture, commenti ed esecuzioni al pianoforte affidate all’esperienza di Enzo Restagno, Giuseppe Modugno e Giorgio Pestelli, verranno evidenziati gli aspetti più intimi e meno conosciuti dei tre grandi musicisti.

Il 26 marzo, all’Oratorio di San Filippo Neri, ripartirà anche la rassegna Talenti che presenta le nuove generazioni di concertisti, vincitori di concorsi e allievi di rinomati maestri. Tra le giovani “leve” di quest’anno, il Trio Kanon; il Quartetto Werther; il violinista Indro Borreani; la pianista Ginevra Costantini Negri; il pianista Gabriele Strata. Come ogni anno, il vincitore del “Premio del Pubblico” assegnato al miglior interprete della rassegna tornerà ad esibirsi per il Festival in autunno (il 12 novembre).

Infine, il 12 maggio, in convenzione con il Maggio Musicale Fiorentino, Bologna Festival offrirà agli appassionati del melodramma l’occasione di assistere alla prova generale de La straniera di Bellini, nuova produzione operistica del Maggio diretta da Fabio Luisi con la regia di Marco Tullio Giordana.

Dopo la pausa estiva, a partire dal 18 settembre, negli spazi dell’Oratorio di San Filippo Neri, il Festival torna con la sezione autunnale Il Nuovo l’Antico. Quest’anno la rassegna propone due progetti: “Bach versus Händel” e “Apologia del Quartetto”. Il primo, con il sottotitolo “Due vite parallele”, ha in programma quattro concerti con pagine vocali e strumentali di Bach e Händel, nati entrambi nel cuore della Germania luterana (a distanza di appena un mese), entrambi maestri nella scrittura del contrappunto e nei generi della cantata, della sonata, del concerto e dell’oratorio, ma con carriere e stili di vita diversissimi. I due compositori verranno messi a confronto con il supporto di Ensemble e solisti specializzati nelle prassi esecutive antiche: dalla Venexiana al soprano Roberta Invernizzi, dall’ensemble La Risonanza all’Arsenale Sonoro, il gambista Patxi Montero, la violoncellista Elinor Frey e la clavicembalista Paola Poncet. Il secondo progetto della rassegna Il Nuovo l’Antico porta il sottotitolo “Dalle avanguardie storiche ai giorni nostri” e illustra la letteratura per Quartetto d’archi del Novecento e di oggi attraverso cinque concerti e altrettanti quartetti: Quartetto Noûs, Quartetto Guadagnini, Quartetto Jean Paul, Quartetto Lyskamm e Mdi Ensemble. “I maggiori compositori delle avanguardie storiche e del nostro tempo hanno trovato nel quartetto d’archi il loro ideale laboratorio sperimentale – precisa Mario Messinis – persino nell’età del predominio tecnologico le opere per questo complesso hanno continuato a mantenere un forte legame con il passato”. Nei programmi di questa Apologia del Quartetto, espressamente preparati per Bologna Festival, troviamo Webern, Berg, Bartók, Janáček, Šostakovič, Hindemith, Dutilleux, Ferneyhough, Cage, Carter, Crumb, Kurtág, Ligeti, Lachenmann, Holliger, Gubaidulina, Malipiero, Donatoni, Gervasoni, Vacchi e Stroppa.

Tra i sostenitori del Bologna Festival 2019, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Bologna,