Utoya. Senigallia e Erba portano a teatro la storia di un massacro

01 febbraio 2019

Norvegia, 22 luglio 2011: in due attentati coordinati perdono la vita settantasette persone. A Oslo esplode un’autobomba che ne uccide otto, mentre nell’Isola di Utoya, paradiso nordico sede di campeggi estivi dei socialisti di tutto il mondo, sessantanove giovani laburisti che stanno partecipando a un seminario politico vengono uccisi da un uomo vestito con un’uniforme simile a quella della polizia. L’uomo responsabile di entrambi gli attentati si chiama Anders Behring Breivik, un simpatizzante di estrema destra. Questa tragica e dolorosa vicenda della storia recente è il preambolo di uno spettacolo scritto da Edoardo Erba, diretto da Serena Sinigallia e interpretato da due attori storici dell’ATIR Teatro Ringhiera di Milano, Arianna Scommegna e Mattia Fabris, in scena l’8 febbraio al Teatro Binario di Cotignola e  il 9 febbraio, alle 21, all’Itc Teatro di San Lazzaro.

Ne Il silenzio sugli innocenti pubblicato nel 2013, lo scrittore Luca Mariani ha raccontato della caccia all’uomo più efferata nell’Europa occidentale dai tempi della seconda guerra mondiale. L’azione del giovane assassino norvegese, infatti, spiega l’autore, consulente anche dello spettacolo, era palesemente stata studiata per anni, e aveva come obiettivo la distruzione del Partito Laburista e delle sue politiche multiculturaliste e immigrazioniste. La vicenda aveva suscitato scalpore, preoccupazione e dibattiti parlamentari in tutta Europa. Man mano che la pista islamica veniva scartata, però, calava anche il silenzio sui giovani laburisti morti. L’Italia insomma ha dimenticato presto la vicenda, senza porsi troppe domande su radici, collegamenti e implicazioni di quell’attentato politico.

“Scrivere un testo su quanto è avvenuto a Utoya, in Norvegia, nel 2011 è un’impresa impegnativa – spiega infatti Edoardo Erba – la riflessione su un avvenimento del genere sconcerta: non è un gesto di follia, ma contemporaneamente lo è. Non è cospirazione politica, ma contemporaneamente la è. Non è un esempio di inefficienza dei sistemi di difesa, e tuttavia lo è. Non è un caso di occultamento dell’informazione, però lo è”. In scena infatti il focus è spostato sul microcosmo di tre coppie sfiorate dalla tragedia, sul loro universo intimo, di sentimento e di pensiero. Persone colte, quindi, nel confrontarsi con i grandi nodi della società contemporanea e con i suoi lati oscuri come la fede, l’obbedienza, le tensioni razziali, per provare ad arrivare dove l’informazione e la politica non è arrivata, interrogando le contraddizioni e i mostri della storia attraverso la luce della poesia.

Utoya è prodotto dal Teatro Metastasio Stabile della Toscana in collaborazione con Teatro Ringhiera ATIR e con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in Italia