Il violino di Gidon Kremer tra Nono e Vajnberg

25 settembre 2018

Sabato 22 settembre alle 20.30, nell’ambito della rassegna Aperto, Gidon Kremer porta sul palcoscenico del Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia la musica di Luigi Nono e Mojsei Vajnberg. Violinista, direttore e fondatore della nota orchestra da camera Kremerata Baltica, Gidon Kremer è uno dei gli artisti più originali della sua generazione, reputazione che il rigore inscalfibile della sua filosofia artistica ha contribuito ad alimentare nel corso di una lunga carriera durante la quale ha registrato oltre 120 album, molti dei quali premiati con riconoscimenti come l’Ernst von Siemens Musikpreis, il Bundesverdienstkreuz, il Moscow’s Triumph Prize, l’Unesco Prize e l’Artur Rubinstein Prize e il recente Praemium Imperiale prize, considerato il Nobel della musica.

Il suo repertorio di esecuzioni, al contempo rispettose della tradizione e originali, comprende grandi classici ma anche brani di compositori del ventesimo e ventunesimo secolo. L’artista è famoso infatti per la sua ostinata attività di promotore della composizione contemporanea, soprattutto per violino, e per avere eseguito per primo moltissime opere di compositori contemporanei russi e dell’est Europa, i quali a loro volta hanno dedicato proprio a lui delle opere. Il suo nome è infatti associato ad artisti del calibro di Alfred Schnittke, Arvo Pärt, Giya Kancheli, Sofia Gubaidulina, Valentin Silvestrov, Luigi Nono, Edison Denisov, Aribert Reimann, Pēteris Vasks, John Adams, Victor Kissine, Michael Nyman, Philip Glass, Leonid Desyatnikov e Astor Piazzolla.

Nel progetto originale presentato a Reggio Emilia Kremer affianca infatti due compositori di grande intensità poetica a partire da Luigi Nono, del quale eseguirà La lontananza nostalgica utopica futura. Madrigale per più “caminantes” con Gidon Kremer, per violino solo, 8 nastri magnetici e da 8 a 10 leggii. Il violino ‘caminante’ di Kremer, spostandosi di leggio in leggio, entrerà cioè in dialogo sonoro con il se stesso visto da Nono, grazie alla moltiplicazione spaziale in live electronics. “Gigi mi stava aspettando, era davvero felice di vedermi – racconta Kremer a proposito della genesi dell’opera  e dell’incontro col compositore italiano – Prima di tutto, mi fece ascoltare un nastro: otto tracce del “Gidon” che aveva ripreso, tagliato e montato dall’improvvisazione di Freiburg. “E qui, senti, – diceva – questa è la ‘traccia di rumore’, e questo è ‘Gidon amplificato elettronicamente’, e riprodotto qui, ascolta: ‘mille Gidon’.” Non era meno eccitato di me. L’audacia trasmetteva gioia, il nastro era affascinante. Nono, con la sua strana concezione del suono, mi aveva ascoltato nel modo più inaspettato – eppure riconobbi i miei impulsi. Ero entusiasta […].”

A Nono Kremer affianca Mojsei Vajnberg, eseguendo i 24 Preludi per violoncello op. 100, a cui associa però dei Preludes to a Lost Time (Imaginary Dialogues): una selezione di immagini del fotografo lituano Antanas Sutkus, costruendo così un’opera audiovisuale di grande impatto emozionale. “La musica di Vajnberg – spiega lo stesso Kremer –, e molte delle potenti immagini di Sutkus  sono nate nello stesso periodo, gli anni Sessanta. E anche se non hanno legami espliciti, il progetto mostra chiaramente che i due artisti hanno condiviso una certa esperienza di vita. I loro suoni e immagini riflettono una certa ideologia “utopista”, concetto imposto a tutti nel periodo sovietico. Ho scoperto la musica di Vajnberg molto tardi, ma sono subito diventato uno dei suoi più ferventi sostenitori. Nei Preludi si possono percepire immagini sonore traboccanti di emozioni, mentre le immagini molto espressive di Sutkus recano in sé una forza dinamica unica. Con il suono del mio violino, spero di riuscire a introdurre il pubblico a un “mondo perduto”, aggiungendovi la prospettiva delle persone che vivono ancora